Il sistema dell’arte è come una setta dove tutti sono collegati con tutti per motivi di lavoro. Negli anni ’90 con la trasformazione del “critico indipendente” in curatore d’arte, è sparita anche l’ultima possibilità di una critica d’arte che potesse fare le differenze tra le opere d’arte e argomentare luci e ombre. L’assenza di critica d’arte porta alla “dittatura delle pubbliche relazioni” che rischiano di diventare “pubbliche raccomandazioni”: qualsiasi cosa viene lanciata dentro uno stand di Art Basel assume automaticamente valore artistico (anche una banana il cui valore è proprio quello di dimostrare il meccanismo e il pubblico-collezionisti come scimmie).

Questo meccanismo speculativo funziona nel breve periodo per la vendita, ma sul lungo periodo inquina il mercato e il sistema: la qualità non è più necessaria perchè comandano poche gallerie, pochissimi curatori e qualche persona “tuttofare” che decide cosa merita valore/prezzo e cosa no. In Italia la perdita di argini critici, unita ad una certa predisposizione a creare famiglie chiuse e clan mafiosi, rende il mondo dell’arte simile ad un piccolo regime di provincia. Una pozzanghera come lo definì Giorgio Andreotta Calò, artista sostenuto da questo sistema, durante una nostra intervista.

Una “pozzanghera” che però spreca denaro e risorse per sostenere artisti irriconoscenti e che fuori dall’italia sono completamente ignorati. Nella prima foto: “Qualsiasi cosa vuoi”, Lisson Gallery, 2022. 

The art system is like a cult where everyone is connected to everyone for business reasons. In the 1990s, with the transformation of the ‘independent critic’ into an art curator, the last possibility of art criticism that could differentiate between artworks and argue light and shadow also disappeared. The absence of art criticism leads to the ‘dictatorship of public relations’ which threatens to become ‘public recommendations’: whatever is thrown into an Art Basel stand automatically takes on artistic value (even a banana whose value is precisely to demonstrate the mechanism and the public-collectors as monkeys).

This speculative mechanism works in the short term for sales, but in the long term it pollutes the market and the system: quality is no longer necessary because a few galleries, very few curators and a few ‘all-rounders’ decide what deserves value/price and what does not. In Italy, the loss of critical banks, combined with a certain predisposition to create closed families and mafia clans, makes the art world resemble a small provincial regime. A puddle as Giorgio Andreotta Calò, an artist supported by this system, called it during an interview with us.

A ‘puddle’ that wastes money and resources to support ungrateful artists who are completely ignored outside Italy. First photo: ‘Whatever you want’, Lisson Gallery, 2022.

 

14 + 8 =